Tavoli Full e Short: consigli da un Pro

Teoria e consigli sul poker texas limit

Tavoli Full e Short: consigli da un Pro

Messaggiodi lordkhain il 20 ottobre 2008, 23:58

Per trattare l'argomento mi rifaccio al post di un "tale" Albi64 (magari non lo conoscete, me è un ottimo player e mi ha dato un bel po' di consigli). Gli ho chiesto se potevo sfruttare un suo intervento apparso su di un altro forum italiano (di cui non faccio il nome...) e lui mi ha risposto : "ti autorizzo formalmente a prendere spunto da questo post ed a riscriverlo e divulgarlo ovunque tu voglia ma se tu lo hai condiviso e compreso con questo aiuto credo che tu possa scriverne uno firmandolo con il tuo di nome perche' dal momento che lo senti tuo e lo condividi quanto scritto e' anche tuo."

... :love: :love: :love: ... Ty, sir.

Mi sono permesso di fare qualche microscopica modifica, ma è difficile trovare parole migliori delle sue e praticamente vi riporto la versione integrale. L'ho già ringraziato per la gentilezza: giocatori che aiutano gli altri a crescere "a gratis" non sono poi così comuni... e sono contento di essere uno di quelli!

Buona lettura.

La propria strategia deve essere adeguata in relazione a quante persone ci troviamo via via ad affrontare. Come vedremo, ci sono degli accorgimenti importanti da tenere in considerazione quando il numero di giocatori al tavolo diminuisce.

L'analisi che segue è relativa soprattutto al texas hold'em limit, ma molte riflessioni possono essere estese anche ad altre varianti di poker.

Nelle situazioni shorthanded (con pochi giocatori al tavolo) il livello di aggressività aumenta sensibilmente, in modo inversamente proporzionale al numero dei giocatori, permettendo di considerare un range di starting hand più ampio. Di conseguenza, si verificheranno molti più raise preflop, molta più azione sul board e, soprattutto, molti più bluff e semi-bluff.

Viste le diverse caratteristiche delle due tipologie short e full, in relazione al proprio stile di gioco e alla propria attitudine, ogni giocatore si può trovare più a proprio agio in una condizione rispetto all'altra.

Se non ami giocare d'attesa, aspettando le mani migliori per scendere in campo, se preferisci i tavoli con molta azione e aggressività, se ti trovi meglio nelle situazioni testa a testa o con massimo tre giocatori, rispetto ai multiway pot, se il tuo punto di forza è la lettura degli avversari e se la "guerra" tra bui e bottone non ti spaventa, anzi è un tuo punto di forza, allora il tuo gioco è più adatto al tavolo short, dove probabilmente otterrai risultati più soddisfacenti.

Inoltre, sebbene sia sempre fondamentale un giusto calcolo di outs e pot odds, in tavoli con meno di 7 giocatori risulta altrettanto importante un'accurata lettura del proprio avversario. Lo scontro postflop è quasi sempre limitato a 2/3 giocatori e per questo aumentano anche i tentativi di bluff e semi-bluff, situazioni che rendono indispensabile costruire un "profilo" dell'avversario.

In definitiva, giocare molto chiusi, solo con il punto in mano o con le odds favorevoli quando si è in draw, è una tattica molto proficua al tavolo full, mentre con meno giocatori, rischia di essere fuorviante, facendoci lasciare troppe volte una mano vincente.

Proprio per questo è molto importante osservare attentamente l'attitudine degli altri giocatori: se sono aggressivi o passivi, se tendono a puntare ogni volta che fate check, se usano molto il check-raise, piuttosto che il bluff o il semi-bluff, o se giocano prudentemente.

Sapete tutti che esistono in commercio dei software che memorizzano ogni tipo di statistiche di gioco, proprie e degli avversari, permettendoci di identificare con precisione le caratteristiche di ognuno, aiutandoci soprattutto nelle situazioni in cui la nostra scelta dipende dalla valutazione dello stile di gioco del nostro avversario.

Al tavolo da 6 quasi sempre si hanno raise nel preflop, soprattutto nelle ultime posizioni, anche con mani non troppo forti quali AT offsuited o 77. Molto spesso la scelta da prendere è strettamente legata all'attitudine del raiser osservata in precedenza: se tende ad affrontare il preflop passivamente, non abbiamo dubbi nel lasciare le mani marginali davanti ai suoi rari rilanci; differentemente, davanti ad un raiser più loose, è più indicato un reraise, soprattutto se non ci sono altri giocatori coinvolti nel piatto in modo chiarire la situazione e configurare una situazione heads-up.

Lo stesso vale quando sul board abbiamo un punto mediocre e ci troviamo di fronte a una puntata in situazione di testa a testa; anche in questo caso, inciderà molto la conoscenza dell'avversario: punta per primo solo quando è forte o ama bluffare o semi-bluffare in draw? Ammesso che anche lui abbia un punto mediocre, come si comporterebbe di fronte a un mio rilancio? Se chiamo il suo bet sul flop (float), come agirà nel turno successivo? Dovrò interpretare un suo eventuale bet come forza o come debolezza?

Tutte queste considerazioni sono altrettanto importanti anche al tavolo da 10, ma il fatto che nel gioco short ci siano spesso pochi giocatori a contendersi il piatto, fa sì che queste situazioni si verifichino decisamente più spesso al tavolo short. Nei tavoli full dovremmo inoltre essere attenti al fatto di trovarsi più spesso contro mani forti in quanto è più probabile scontrarsi contro una premium in un tavolo da 10 giocatori piuttosto che nei tavoli short.

In un cosiddetto "multiway-pot" è molto improbabile che un punto medio/scarso riesca a vincere il piatto. La presenza di più contendenti rende bluff e semi-bluff armi pressoché innocue e la fold equity si abbassa sensibilmente al crescere delle pot odds; quando ci sono 3 o meno giocatori, chi pratica un gioco aggressivo tende a puntare molto più spesso, anche con niente in mano, sapendo che la possibilità di rubare il piatto è di gran lunga maggiore.

GIOCO PREFLOP: consigli e domande da porsi.

Con 10 giocatori, soprattutto quando il livello non è molto alto, succede frequentemente che 4 o più persone entrino spontaneamente nel piatto (oltre i bui). Ai livelli più bassi poi è molto comune incontrare giocatori che amano limpare un po' da tutte le posizioni. Questo fa sì che mani speculative (cioè senza un grande valore di per sé, ma che hanno bisogno di "legare" con il board) come coppie basse (66-22) e suited connectors (54 suited, T9 suited), vadano giocate più spesso, poiché quando riescono a migliorare sul board (tris, scala o colore) hanno la possibilità di vincere un piatto grosso, vista la folta presenza di giocatori. Di conseguenza, con 6 o meno giocatori, non hanno grande valore: nella maggior parte dei casi vincerebbero piatti troppo piccoli rispetto alla loro probabilità di trasformarsi in un punto forte e la giocata tenderebbe ad un expectet value negativo. Questo non vuol dire che le mani in questione non debbano mai essere giocate.

Se vi trovate in ultima o penultima posizione e sono già entrati tutti prima di voi, senza rilanciare, un call può essere giustificato, ma, come abbiamo gia visto, sono situazioni che accadono raramente, soprattutto se il livello di gioco è medio/alto.

Il discorso contrario vale per mani con due carte alte (KJ offsuited, KT offsuited, Q-J offsuited, Q-10 offsuited, J-10 offsuited) e coppie medie (99, 77); il loro valore è inversamente proporzionale al numero dei giocatori seduti al tavolo. In poche parole, la loro aspettativa di guadagno è alta quando lo scontro è limitato a pochi, perché quando riescono a legare qualcosa (oppure a tenere, nel caso delle coppie) risultano molto più spesso mani vincenti allo showdown, mentre, in un multiway-pot, la maggior parte delle volte, non sono sufficienti per aggiudicarsi il piatto.

Nel tavolo short, di norma, non si entra mai in gioco con un semplice call, ma se la mano è buona per giocare, lo si fa direttamente con un raise o un reraise. Questo è utile per guadagnarsi la preziosa possibilità di parlare per ultimi e per limitare lo scontro a 1/2 giocatori, oltre al fatto di costringere gli avversari a pagare un prezzo più alto per vedere il flop, dato che la vostra mano è buona.

Nelle prime due posizioni e soprattutto in prima (under the gun), è conveniente giocare solo le mani migliori e foldare quelle mediocri (J9 suited, A7 offsuited, 44, KT offsuited) mentre, quando vi trovate nelle ultime due, potrete rilanciare più liberamente soprattutto se siete i primi a entrare nel piatto (KT suited, KJ offsuited, 77).

La questione di come giocare nei blind è molto più delicata, viste le ricorrenti situazioni in cui tutti foldano fino al cutoff (la posizione prima del bottone) o al bottone, che aprono rilanciando, spesso non tanto perché hanno una buona mano, ma con la sola speranza di rubare i bui. Di conseguenza, è difficile tracciare una linea guida generale, ma la scelta sarà influenzata dall'attitudine del raiser e dei bui. Il raiser è un giocatore solido, che rilancia solo con mani buone, oppure cerca di rubare i blind ogniqualvolta ne intravede la possibilità, anche con mani mediocri? I bui tendono a difendersi spesso dall'aggressione, foldano quasi sempre, o addirittura rilanciano di fronte a un presunto "stealing"?

Comunque, tendenzialmente, quando vi trovate a un tavolo dove frequentemente cercano di rubarvi il buio, limitatevi a giocare le mani buone, controrilanciando piuttosto che chiamare (sullo small blind è sempre più indicato un reraise rispetto ad un call) o utilizzando molto il check-raise sul flop, per tenere sotto pressione il più possibile l'avversario, in modo da dissuaderlo dal rilanciare continuamente.

GIOCO POSTFLOP: qui si fa veramente la differenza.

Per quanto riguarda il gioco postflop, come già detto, una strategia molto redditizia, se usata nelle giuste situazioni e con la giusta ricorrenza, è quella del semi-bluff. Non è però il caso di utilizzarla contro giocatori che hanno la tendenza a foldare pochissimo. Bisogna anche tenere in considerazione quante probabilità effettive ci sono che la nostra mano migliori; chiaramente due overcard non sono la stessa cosa che un progetto di colore o di scala.

Sempre per quanto riguarda il gioco al flop, in un tavolo full, la percentuale dei call sarà molto bassa, perché, in linea generale, le situazioni in cui fare raise rispetto a una semplice chiamata sono molto più frequenti, visto che, ogniqualvolta riteniamo il nostro punto sufficiente per non abbandonare la mano, è preferibile farlo rilanciando per difendere la mano facendo magari foldare un avversario (guadagnamo outs) o offrendogli odds peggiori per chiamarci (chiaramente non nei casi in cui siamo in draw o abbiamo un punto talmente forte che renderebbe sconveniente far uscire gli altri dal piatto). In un tavolo short, invece, vista la spiccata tendenza di tutti i giocatori a giocare d'attacco, spesso ci troviamo testa a testa contro un giocatore iperagressivo, che continua a puntare anche con pochissimo in mano, sperando di portarsi via il piatto senza showdown. In questi casi, è molto meglio fare un semplice call e lasciare che punti lui, pensandoci su un draw e quindi puntando di nuovo nel turno successivo, piuttosto che rilanciare sul flop o sul turn mandandolo via, concedendogli informazioni sulla qualità delle nostre carte. Ricordate inoltre che le dimensioni della puntata raddoppiano al turn e un check/raise o un semplice bet calgono di più della corrispondente azione al flop. Vediamo un esempio per capire meglio questa situazione di gioco: abbiamo AJ offsuited e il flop è A96 con due carte dello stesso seme; lo scontro è rimasto testa a testa. Il nostro avversario iperaggressivo parla per primo e sappiamo che punterebbe con una coppia di 9 o di 6 o anche come puro bluff; in questo caso rilanciare subito risulterebbe sconveniente, dato che questa attitudine passiva indurrebbe il giocatore aggressivo a pensare che non abbiamo molto in mano o siamo in draw verso una scala o un colore, giustificando così una sua continuation bet sul turn e magari anche sul river, facendoci guadagnare due big bet in più rispetto a un eventuale suo fold dopo il nostro rilancio.

In conclusione, la strategia da tavolo full a tavolo short non è totalmente differente, ma i giusti accorgimenti sono importanti, perché un approccio troppo tight non permette di ottimizzare i risultati che avete ottenuto a un tavolo con 10 giocatori.

Ty Albi, very nice Profesional Poker Player :coolguy:
Lavoro o passione? Probabilmente un lavoro appassionante :coolguy:
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