anche se nn mi trova completamente d'accordo
Il poker non ama l'italiano, o l'italiano non ama l'italiano?
Se mi dite doubleuppare vi rispondo raddoppiare. Se mi dite runno good vi rispondo che mi sta girando bene. Perché nel "nostro" poker si è sviluppata una specie di idiosincrasia verso la lingua italiana?
di Claudio “Yazek” Poggi [fonte: pokerfactor.org]
Qualche giorno fa ho sentito un noto telecronista di poker fare una fatica boia per raccontare il double up di un giocatore. “Ha doob… ha doublup… ha doubluppato”. L’esimio collega, spero non si offenda se lo chiamo così, poteva risolvere l’intrico linguistico (in tutti i sensi) nel quale si era cacciato con un semplice: “ha fatto double up” o, meglio ancora, “ha raddoppiato”. Provate a cronometrare il tempo impiegato per dire ha doubluppato e ha raddoppiato e vi accorgerete che non c’è alcun motivo valido per stuprare la lingua italiana, chinando il capo verso l’idioma di Sua Maestà e italianizzando termini inglesi che hanno un comodo corrispettivo nella nostra lingua madre. Che cos’ha l’italiano che non va nei confronti dell’inglese? Complessi di inferiorità? Loro avevano Shakespeare, d’accordo, ma Pirandello? Melville? Manzoni! Keats? Leopardi! Shelley? Calvino!
Così, come sempre infastidito per l’ostinazione tutta nostrana a lasciare che altri idiomi contaminino la nostra bella lingua, ho spento tutto e me ne sono andato a letto. Non riuscivo a prendere sonno, chiedendomi come mai il poker denoantri disprezzi così tanto l'italiano. Sono arrivato a chiedermi se non fosse l'italiano stesso, inteso come cittadino, a non amare l'italiano stesso, inteso come lingua. Questi pensieri, o forse una peperonata mal digerita, hanno prodotto un sonno tormentato da un sogno alquanto strano, durante il quale un giocatore di poker professionista dal volto ignoto mi parlava della sua giornata tipo:
La mattina mi weako verso le 9, poi breakfasto qualcosa di quick e mi metto subito a grindare. D’inverno turn onno le luci perché non mi piace playare dark. Keeppo a grindare per tre o quattro ore fino all’ora di lunchare. Poi mi metto a sleeppare un’oretta per recoverare le energie, pronto per multitablare tutto il pomeriggio. Naturalmente ogni tanto mi standuppo dalla sedia giusto per sgranchire le ossa, ma playo fino a quando è ora di dinnare. La sera multitablo i MTT con i sit low stakes HU, se mi runna good, altrimenti mi do ai sat step deepstack per i live finché ho edge.
A questo punto mi sveglio tutto sudato, ma mi accorgo che come nel film Inception con protagonista Leonardo Di Caprio in realtà sto ancora sognando. Me ne rendo conto perché davanti a me c’è un tizio occhialuto, dalla fronte alta e le labbra strette, che mi dice: «È segno non mediocre di amare la patria e coltivare la favella materna: le nazioni si distinguono dalla lingua». Con le parole di Francesco Domenico Guerrazzi ancora nelle orecchie, il sogno scivola via leggiadro verso luoghi indecifrabili, cullandomi quieto fino a pochi istanti prima di svegliarmi, quando vedo l’immagine del buon vecchio Alighieri intento a consumare la sua bara, a furia di rivoltarsi nella tomba.
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